Libri antichi per la Settimana della Cultura a Livorno

Ottobre 14, 2014 on 9:53 pm | In Personali, Libri | No Comments

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La sala di Villa Fabbricotti (soffitto)

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Il Sidereus Nuncius di Galileo Galilei, 1610

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Della materia medicinale

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Architettura

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Alfabeto sconosciuto

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Apicii Caeli de re coquinaria e
Galateo di Monsignor Della Casa


Cos’erano le lattughe…

Febbraio 19, 2008 on 12:29 am | In Personali, Cucina, Libri | No Comments

In occasione del Carnevale, come il solito faccio il dolce che si fa dalle mie parti: le lattughe.
Questa è la ricetta che io uso. 
 Mettete sulla spianatoia 250g o multipli di farina bianca, 25g di strutto o burro, un uovo e un tuorlo, un cucchiaio o più di zucchero, vino bianco e un pizzico di sale. Aggiungete un cucchiaino di lievito per dolci. Aroma di buccia di limone grattugiato. Impastate tutti gli ingredienti fino ad ottenere un impasto della consistenza quasi come  quello delle tagliatelle. Stendetelo in sfoglia  non troppo sottile. Tagliate a rombi irregolari con la rotella e praticate qualche taglio qua e là sempre con la rotella.  Friggete in abbondante olio di semi, una o max 2 per volta. Tuffatele nell’olio bollente, giratele appena e toglietele appoggiandole su carta da cucina. Spolverizzate di zucchero a velo. (Io preferisco macinare lo zucchero nel frullatore in modo che sia più cristallino di quello in commercio). Io le gradisco piuttosto brune.

Eccole: 

 

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Ogni anno, quando a carnevale mi accingo a preparare il dolce tipico del mio paese di origine ricordo e rileggo uno dei libri che ho posto nell’elenco dei miei “libri del cuore”.matr_mantovano.jpgstyle=

UN MATRIMONIO MANTOVANO - di Giovanni Nuvoletti - editore Longanesi

Ogni anno, quando a carnevale mi accingo a preparare il dolce tipico del mio paese di origine ricordo e rileggo uno dei libri che ho posto nell’elenco dei miei “libri del cuore”. - di Giovanni Nuvoletti - editore Longanesi….
Le giornate grasse del Carnoval si annuncia­vano con un profumo casalingo, diffuso per la contrada, i magri vicoli e i viottoli dei campi. Ne odoravano le frazioni e le corti dagli an­tichi nomi georgici, Nos grosa, Pomèra, La Piopa, e il grosso sottoborgo, rivale riottoso bat­tezzato da quelli del centro, paés ad ranér. Co­me tutte le donne delle case meno meschine, anche la giovane Felicita, eroina del nostro rac­conto, stava collaborando alla diffusione del grato profumo su cui correvano le prime leti­zie delle Feste. Si trattava della confezione del­le ofelle o lattughe (o galani o cenci o chiac­chiere o crostoli, variando i vernacoli, e re­stando invariate le rustiche leccornie). Nelle festività passavano da una casa all’altra, reci­proco omaggio di buon vicinato, mutuo rico­noscimento di antichi vincoli, cauta manovra per intavolare un negozio, timido cenno a nuo­vi rapporti tra le famiglie. [..] In gran cestelli di vimini accuratamente ricoperti di veli quasi candidi, col profumo della vaniglia, le ofelle trasvolavano di casa in casa portando col nome il corredo delle bagole, delle notizie, dei pettegolezzi…

Il romanzo è un delizioso ritratto della campagna mantovana, non lontana dal paese in cui sono nata e cresciuta: una frazioncina (Tagliata) di un paese sulle rive del Po, Luzzara.