

Categorie:
- Angolo di Clari (rss) (13)
- Angolo di IK5PWB (rss) (7)
- Angolo di Orsi e crocette (rss) (62)
- Album lavori a punto croce (rss) (50)
- Quadri a punto croce (rss) (14)
- Tombolo (rss) (3)
- Varie a punto croce (rss) (17)
- Album lavori con tecniche varie (rss) (21)
- Punto croce (rss) (38)
- Trine e merletti (rss) (2)
- Album lavori a punto croce (rss) (50)
- Angolo di Samy (rss) (26)
- Astro-Giove (rss) (11)
- Astro-Luna (rss) (30)
- Astro-Marte (rss) (3)
- Astro-Saturno (rss) (11)
- Astro-Sole (rss) (63)
- Astro-Venere (rss) (14)
- Astronautica (rss) (9)
- Astronomia (rss) (51)
- Attualità (rss) (28)
- Chiacchierino (rss) (26)
- Cucina (rss) (2)
- Fiori (rss) (6)
- I miei lavori (rss) (38)
- Libri (rss) (2)
- Luna (rss) (12)
- Maglia (rss) (8)
- Meteo cittadino (rss) (14)
- Natura (rss) (27)
- Per Clarissa (rss) (20)
- Per Samantha (rss) (24)
- Personali (rss) (246)
- Piccole cose (rss) (38)
- Punto croce (rss) (14)
- Racconti (rss) (6)
- Ricamo (rss) (11)
- Ricerca amici scomparsi (rss) (2)
- Ricette pasquali (rss) (1)
- Riciclaggio (rss) (5)
- Scuola di maglia (rss) (5)
- Uncinetto (rss) (13)
![]()

![]()
|
RICORDI
![]()
Blogroll
- Accademia delle stelle - Associazione culturale per la diffusione della scienza e dell'astronomia - a Roma
- Atlas Coelestis - Quando le mappe celesti erano arte...
- Il sito di Marco Meniero - Astronomia in fotografia e molto altro
- Unione Astrofili Italiani - La passione (per l'Astronomia), abita qui...
PERSONALI
- GIOIELLI - Non oro e pietre preziose, solo le mani e l'ago...
Meta:
-
"
"
- Login
- John Doe Blog
- XFN
- WP
Buon compleanno, Italia!
Marzo 17, 2011 on 12:37 am | In Personali | No Comments
La bandiera tra le colonne del gazebo di Terrazza Mascagni oggi, 17 marzo 2011
la bandiera del San Giusto

La bandiera del Palinuro
La piena del Po nei miei primi ricordi
Febbraio 21, 2011 on 12:37 am | In Personali | No Comments
Tempo fa cercando libri ho trovato questo volumetto che mi ha fatto sobbalzare: La grande paura - Il Po di Gualtieri 1951-1954, di Bruno Gabbi.
Ci sono stati alcuni problemi per reperirlo ma eccolo qua. E’ un bellissimo libro su due grandi alluvioni del Po, quella del 1951 e del 1994. Fotografie, ricordi, diari di gente del Po, … che allora c’era. C’ero anch’io. Avevo 4 anni. Ho trovato persino un cenno alla Bugna che c’era dietro la casa che abitai dopo la prima dove sono nata. Anche quello stagno (che non esiste più e che ho visto sparire) era nato per colpa del grande fiume.
Questo libro ha risvegliato i miei ricordi più lontani nel tempo e ormai anche nello spazio.
L’alluvione nei miei ricordi
Nel mio ricordo è il giorno di San Martino, il giorno in cui i contadini “spatinavano”, traslocavano. Forse non è proprio quel giorno ma ho scoperto che potrebbe esserlo, un giorno prima o un giorno dopo ha poca importanza. Io e mia zia Afra siamo sull’argine maestro, quello che passa a un centinaio di metri dalla nostra casa. Io ricordo di essere stata di fronte alla casa “dal mestar”. Nella mappa è la casa che compare oltre l’argine, in alto a sinistra. La nostra casa è la seconda a partire dalla lunga discesa dall’argine maestro. Ora l’argine è molto più largo alla base, dopo la grande alluvione del 1951 e’ stato rinforzato.
La strada (via Rottazzo), non era asfaltata, ma era ancora cosparsa di ghiaia.
Siamo andate a piedi fin sull’argine a …vedere l’acqua che arrivava.
Avevamo sentito per tutta la notte un sordo brontolio, almeno così io ricordo. Gli uomini di casa di solito quelle notti stavano sulla riva del fiume e, gettando un fiammifero di legno nella corrente, controllavano se il livello saliva o accennava a scendere. In caso di pericolo c’erano le mucche da portare in un luogo elevato, e le famiglie da ricoverare nei granai, la parte più alta della casa.
Ora l’acqua sta arrivando, come una grande pozzanghera che si allarga senza freni, prima un rivolo e poi sempre di più, sempre di più, fino ad adagiarsi contro l’argine, sotto di noi. Un gatto scappa davanti all’acqua che arriva saltando da un’isoletta asciutta all’altra. Pian piano l’acqua sale di livello, arrivano galleggiando balle di paglia. Sopra queste zattere improvvisate hanno trovato rifugio galline disperse. Non ricordo se l’acqua ha raggiunto il bordo dell’argine. Nei giorni seguenti ricordo gli uomini di casa che aiutavano ad alzare il livello dell’argine con i sacchetti di sabbia.
Ricordo la pompa sulla vasca dove abbeveravano le mucche che buttava acqua senza bisogno di pompare e i pozzi nei campi che diventavano fontane. Noi siamo stati fortunati, l’acqua non ha raggiunto la nostra casa. Mia madre diceva: se questo argine rompe, l’acqua arriverebbe fino a Ferrara. L’argine ha retto, ma ha rotto in altri paesi vicini.
Un ricordo legato alla piena: la primavera dopo (?), io e mio cugino Carlo siamo partiti all’avventura e a piedi abbiamo raggiunto l’argine maestro scendendo poi dall’altra parte. L’acqua si era ritirata lasciando una melma argillosa così appiccicosa da imprigionare i nostri piedi in una morsa inesorabile. Io ero terrorizzata e piangevo a dirotto, non riuscivo a muovere un passo. Qualcuno di casa non vedendoci più ci ha cercato, e trovato finalmente liberandoci da quella prigione.
Biscotti allo zenzero, un augurio profumato di spezie!
Dicembre 23, 2010 on 11:57 pm | In Personali | No Comments
Ritorno in Toscana
Settembre 26, 2010 on 3:35 pm | In Personali | No CommentsIl viaggiatore arrivò a destinazione una mattina di febbraio. Era stato fortunato, un sole quasi primaverile e un cielo limpidissimo lo accolsero. Non si aspettava certo di ritrovare i luoghi come li aveva lasciati tanti anni prima. Il mondo era tumultuosamente cambiato nel mezzo secolo trascorso; dopo aver risanato le ferite gli uomini avevano costruito freneticamente case e industrie, e porti… Il promontorio era inconfondibile, un posto strategico per tenere sotto controllo il passaggio delle navi nemiche nel canale tra la terraferma e l’isola.
Salì pian piano per un largo sentiero respirando l’aria fresca.
Quanto sole… il suo paese era molto più grigio e il cielo mai così chiaro. Penso tra sé: - Chissà cosa avranno costruito di fronte al mare, un albergo, un paese?
Sembrava che negli ultimi anni fosse aumentata la spinta a costruire sempre e in ogni luogo… Rimase impietrito quando alzando gli occhi vide la torretta nello stesso posto in cui la ricordava: il cuore dimenticò un battito e ci volle qualche minuto per riaversi: per un momento gli era sembrato che tutto fosse rimasto come allora.
Guardò oltre: un bel sentiero scendeva tra cespugli odorosi fino al mare; ogni tanto trincee e postazioni, ben conservate e ripulite, e un cannone puntato verso l’isola.
Si sedette su una panchina per riposarsi, poi avrebbe proseguito fino a raggiungere la sua meta. Ricordava bene il periodo trascorso in questi luoghi, le notti interminabili quando faceva freddo e nel buio solo qualche luce lontana faceva indovinare l’isola di fronte. Il rumore del mare a volte gli teneva compagnia e sembrava invitarlo.
Com’era azzurro anche se era inverno! Aveva aspettato tanti mesi con impazienza, appena fosse arrivata la primavera si sarebbe tuffato in quelle onde che sembravano aspettarlo, in fondo al sentiero.
Invece dovette andarsene prima che arrivasse quel giorno.
La guerra aveva lasciato delle ferite dolorose: se ci pensava, il viaggiatore si rendeva conto di aver sofferto i sensi di colpa del suo popolo, perché la sua patria era la sua casa.
Era un soldato semplice, aveva servito il suo paese per dovere, aveva salvato la pelle senza atti di eroismo e senza atti di crudeltà.
Coloro che avevano commesso delle atrocità avevano spesso chiesto un perdono che non sentivano e si erano assolti con molta facilità; lui invece si sentiva ancora a disagio. Forse gli abitanti del paese conservavano questo luogo per non dimenticare.
Un rumore agghiacciante lo svegliò di soprassalto, lo stesso rumore che sentiva in quegli anni lontani ma che presto finì con un cigolio musicale. Gente allegra scendeva per il sentiero e andava verso il mare. Si avvicinò alla costruzione ed entrò.
Qualcuno gli fece cenno di salire per una ripida scala. Riuscì a fatica a raggiungere una stanzetta circolare. Al centro troneggiava, vivacemente colorato, un telescopio puntato verso il Sole. Dietro, su uno schermo bianco, un’immagine lucente ribolliva ai bordi. Gli sconosciuti lo guardarono con aria d’intesa.
Fu invitato con un cenno a guardare nell’oculare. In fondo , la rossa, immane fornace divorava sé stessa lanciando nello spazio getti di fuoco.
Rimase quasi ipnotizzato da quello spettacolo, quando distolse lo sguardo il rogo continuò a bruciare a lungo in fondo ai suoi occhi.
Scese come incantato. Si allontanò senza che nessuno gli chiedesse ragione della sua presenza. Era come alleggerito da quella scoperta: non avevano dimenticato ma avevano fatto di più, avevano trasformato strumenti di morte in occasione di scoperta e conoscenza.
Gli sembrò che il Sole lo scaldasse di più adesso che conosceva il suo vero volto.
